AGRICOLTURA - PASTORIZIA

Le attività agricole e pastorali costituivano la principale fonte di sostentamento della famiglia gallurese.
L’agricoltura <<era poco pregiata in altri tempi, e in paragone con la pastorizia questa stimavasi occupazione di uomini generosi, quella mestiero di codardi. A poco a poco si venne in miglior opinione per la veduta maggior agiatezza de’ coloni.
Fu intorno al 1790 che cominciarono i pastori ad applicarsi a’ lavori agrarii, e ora molti per lo lucro percepitone vi studiano con qualche diligenza.
Quindi come da altri rispetti così da questo si ha argomento di quanto i galluresi siansi avanzati all’incivilimento.

agricoltura.JPG (28483 Byte)

Lo stato però di quest’arte è generalmente meschino e per la ignoranza delle più necessarie relative cognizioni e delle regole delle operazioni, e per la negligenza de’ lavori soliti farsi in altre regioni.
E non solamente per queste cause il frutto è scarso, ma ancora, e forse più, perché le coltivazioni non sono difese dal bestiame>> 1.
La pastorizia, pur essendo più praticata, non era comunque in una situazione migliore, costringendo i pastori ad una vita aspra e disagiata, lontani dalla casa e dalla famiglia, come durante la faticosa transumanza: <<e così conviene trasmigrare - ricorda Angius - così a quelli che hanno i pascoli nel luogo delle vidazzoni, (...)
come agli altri, che nel proprio distretto non possono tutto l’anno nutrire il bestiame; quindi nella invernata i pastori di pecore, che sono in regioni alte, discendono nelle marine, e nella estate da molti luoghi della marina ascendono nelle regioni abbondanti d’acqua e di pascolo i caprari e i vaccari.
Il Limbara, che nella fredda regione è deserto, si popola di moltissimi branchi quando comincia a sentirsi il calore estivo>>2.

1 V.Angius, Storia della Gallura, Forni, Bologna, 1983, p.146.
2 ibidem, p.159.