CUCINA

Buona parte delle attività femminili si svolgeva in cucina, tra padelle e casseruole, paioli e teglie, pentole e tegami, qui tutti esposti in una grande varietà di esemplari, com’era tipico di una dimora benestante.
Al centro della stanza è posta la tradizionale banca ‘e su pane, il tavolo per la panificazione, ma non si evidenzia la presenza di altri mobili, se si esclude su cadineri, l’angoliera a muro che conteneva appunto su cadinu, il classico contenitore in doghe di legno per l’acqua potabile dal quale si attingeva mediante s’uppu, una sorta di mestolo in sughero con manico di legno, e la struttura in muratura dei fornelli a carbone.
<<I pastori, come tutti i popoli d’Oriente, e segnatamente gli Ebrei, usano il pane azzimo, che è una specie di focaccia sottile, impastata nel momento stesso in cui abbisogna e cotta sotto la cenere o in una specie di tegame, tuttora in uso in Luras, il quale è l’antico forno. (...)


Mangiasi di rado carne vaccina, più spesso caprina, ed alla rispettiva stagione montoni, capretti, agnelli: si fa grandissimo uso di latticini, di piante oertensi, di patate, di frutta e di erbe campestri, tra le quali è a’ poveri delizioso il porro silvestre (la sambula), (...)
Il pane è di qualche bontà. Si fece finora ne’ i paesi grand’uso di liquori, ma nel presente vedesi un fortissimo gusto pel caffè. (...)
Il giovedì di berlingaccio in tutte le famiglie si lessano delle favi con lardo. (...)
Nel venerdì di carnevale si lessano i piedi di porco e di cinghiali, spaccati e seccati al fumo, lasciandoli raffreddare nel proprio brodo, in cui si mette uva passa e noci sminuzzate, per mangiarli colla gelatina ... la domenica seguente. (...)

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Il giorno di Pasqua di Risurrezione si mangia a colazione prima d’ogni altra cosa un uovo sodo col sale. (...)
La sera del 1° novembre, festa di Ognisanti si mangiano le caldarroste, bevendovi sopra vino abbondante e durante il giorno si mangia panesabba. Il giorno di Natale, come alla Pasqua di Risurrezione, si mangiano i dolciumi casalinghi>>1.

1 F. De Rosa, Tradizioni popolari di Gallura. Usi e costumi, Tempio e Maddalena, Tortu, 1899, p. 137-204-253-256.