TESSITURA
<<Foggia del vestire. Si vedono tre diverse maniere, la italiana, la
sardesca e la tempiese. Litaliana usasi nella città dalle pricipali famiglie, e da
quelli che si esercitano in qualcuna delle professioni ingenue, da tutti nella Maddalena,
da alcuni primari ne villagi, da molti in Longone. La sardesca è la più estesa
perchè mantenuta anche nella città dagli uomini di bassa condizione. Alcuni ritengono
ancora luso del coietto, e massime quando sono avanzati in età compariscono con la
medesima più maestosi. E veramente checchè dicano alcuni sciocchi che non trovano nulla
di buono e di bello nelle antiche patrie costumanze, è una veste che ha molta dignità.
La tempiese usasi in Tempio dagli uomini di mezzo stato, e altrove anche da
principali. Vestono pantaloni e cappottino con berretta rossa a soppanno e rivolta di
color nero, fuorchè in tempo di duolo, che a quel colore lieto è sostituito altro più
decente alla mestizia, stringonsi la vita con una faccia di lana (limbogia) di più colori, e coprono il petto a
due doppi con un corpetto rosso di velluto. La sopravvesta è un gabbano che arriva sino
alle anche, ed ha unita la cocolla. Le donne di mezzano e basso stato vestono come negli
altri dipartimenti, e alcune usano il velo che fu in altri tempi di uso comune, e ancora
ritengono le monache. Quando van fuori di casa aggiungonsi unaltra gonnella che
levasi da dietro a coprir la testa e le braccia, e dicesi lu suncurinu se la gonnella sia del panno comune, o la valdetta se sia di panno gentile o di seta: ma se
debbano andare alle feste campesrti o pastorali usano il fazzoletto alla moda delle donne
oristanesi, e in altro tempo coprivan il capo con un cappello ordinario, ornato di grandi
nastri che pendono addietro, la qual maniera non è ancora dimessa dalle pastorelle di
Oviddè. Laltra particolarità delle donne tempiesi delle suddette condizioni è lu cenciu, che hanno imitato dalle Isolane (della
Maddalena). Esse ordinano la capellatura in maniera gentile, però senza pettini, e quindi
copron la testa con un fazzoletto addoppiato a triangolo, che dalla nuca volgesi e legasi
sulla fronte formando con i lembi varie rosette. Usavasi prima la camisòla, che era un giubbonetto largo e con ale,
aperto sullavanbraccio con bottoniera di argento sino al gomito: ora é quasi
universalmente dimesso, e si é adottato in sua vece un altro a maniche chiuse che
stringesi sotto il seno.>>1
1<< >> V. Angius, Storia della Gallura, Bologna, A. Forni Editore, 1983, pagg.
139/140.
LAVORAZIONE DELLA LANA
La filatura e la tessitura costituivano un momento importante nelle
occupazioni delle donne galluresi, che provvedevano personalmente alla confezione di
indumenti, coperte, tappeti e biancheria per la casa.
In questa stanza sono esposte diverse macchine per la lavorazione della lana e del lino,
fra le quali un prezioso ed antico esemplare di telaio orizzontale, ed alcuni esempi
tipici della manifattura lurese.
<<Nella stagione dedicata a Flora, dopo il tosamento delle pecore, lavata che sia la
lana nellacqua tiepida, per toglierne il grasso (loja),
e rilavata nella limpida onda dei ruscelli, si dà mano allopera della
carminazione>>1.
<<In sullestremo autunno, quando le lane carminate sono in gran parte tessute,
si viene alloperazione del pestamento. (...)
Quasi tutte le donne si occupano nella tessitura del lino e della lana, e in tutta la
Gallura sono adoperati non meno di 4000 telai. Fanno tele molto stimate, e le vendono in
molti dipartimenti del regno; lavorano pure belle tovaglie, e alcune opere pajon molto
superiori amezzi che si hanno. Il forese di prima qualità è considerato come uno
dei migliori tessuti nazionali>>2.
<<Gli indumenti usati generalmente una volta dai galluresi erano: il gabbano, il
cappotto, il panciotto (canscju),
la fustanella (calzona campana),
i calzoncini, gli usatti (li calzitti)
e la berretta. (...)
La berretta, che portasi tuttora dalla maggior parte dei Galluresi, rimboccata leggermente
o cascante sulla spalla sinistra o allindietro, oppure a sollechio, piegandola sulla
fronte o tenendola ritta a guisa di torricella o chiocciolino (a caramagnola), doppia, però dun sol pezzo,
linterno parte di color di grana rossa, lesterna, nera, per modo che nella
rimboccatura appariva il primiero colore. (...)
La berretta usata al presente dai Galluresi è interamente nera. (...)
Glindumenti delle donne erano la camicciuola, la gonnella, la caviedda, il fazzoletto da collo, la cappa, il
manto, le scarpine, le calze>>3.
1 F. De Rosa, Tradizioni popolari di Gallura, Tortu,
Tempio e Maddalena, 1899, p.162.
2 V. Angius, Storia della Gallura, Forni, Bologna,
1983, p.144.
3 F. De Rosa, op. cit., pp.113-119.