VITICOLTURA - VINIFICAZIONE - CANTINA
La coltura della vite è, da sempre, una delle attività centrali della
Gallura; in questa sala si possono osservare nelle loro forme più arcaiche alcuni degli
strumenti che venivano adoperati per i lavori nel vigneto e per la produzione del vino.
In particolare spiccano sa cascietta,
cassone per la pigiatura delluva, sa suppressa,
un torchio in legno del 600/700, e unalambicco a condensatore. <<Le
vendemmie pei Galluresi, come lo erano pei Greci (Iliade, trad. Monti,XVIII, 782, sgg.)
sono una serie continua di divertimenti; specialmente pei giovani e le fanciulle.
Ogni proprietario di vigna invita le ragazze del vicinato, dei parenti e
degli amici alla vendemmia, alla quale, pur senza esservi invitati, accorrono liberamente
giovani, i quali aiutano, intessendo nel contempo ghirlande damore, le fanciulle nel
taglio e nel trasporto dei grappoli duva al tino o alla vasca in cui devono essere
pigiate. (...)
La sera poi finita la vendemmia, si suona, si canta, si balla e dordinario vi si fa
qualche spuntino.
I proprietari delle vigne avvertivano i vendemmiatori a risparmiare i grappoli immaturi e
i grappolini, che a vendemmia finita lasciavansi cogliere ai poveri del paese, a cui
davasi libero accesso nei vigneti>>1.
Così scriveva Vittorio Angius a metà ottocento: <<I frutti delle vigne marittime
sono, come si può supporre, assai migliori; ma per i metodi non buoni non sono tali che
abbiano riputazione.
Il prodotto di circa 25 milioni di viti si può calacolare in 10 milioni
di litri. Pel consumo della provincia bastano 4,760,000 litri, cioé 3,173,333 di mosto e
i 1,586,666 di cotto: della restante quantità di 2,066,669 parte si vende, parte si
brucia per acquavite.
In Tempio, Luras e Calangianus si avranno lambicchi 25. (...)
Circa 200 tempiesi sogliono girare pel regno a cavallo con some di vino, acquavite, (...)
Nella vendita del vino e dellacquavite nei prossimi dipartimenti sono pure occupati
i lurisinchi; e le loro donne viaggiano spesso per Tempio per vendere le loro derrate,
donne laboriosissime, che van filando per via e nelle contrade mentre portano sulla testa
il peso delle cose da vendere.>>2
1 F. De Rosa, Tradizioni popolari di Gallura. Usi e costumi, Tempio e Maddalena, Tortu,
1899, pp.132-234.
2 V. Angius, Storia della Gallura, Bologna, A. Forni Editore, 1983, pp. 148/149.